Figliuola mia, da che procede mai questa tua malinconia? È possibile, che tu non lo voglia confidare ad un padre, che ti ama?
Per amor del Cielo, non mi tormentate.
Vuoi un abito? Te lo farò. Vuoi che andiamo in campagna? Ti condurrò. Vuoi una festa di ballo? La ordinerò. Vuoi marito? Te lo...
Ahi! (sopirando)
Sì, te lo darò. Dimmi un poco, la mia ragazza, sei tu innamorata?
Signor padre, compatite la mia debolezza, sono innamorata purtroppo. (piangendo)
Via, non piangere, ti compatisco. Sei in età da marito, ed io non lascierò di consolarti, se sarà giusto. Dimmi; chi è l'amante, per cui sospiri?
È il figlio del signor Pantalone de' Bisognosi.
Il giovane non può essere migliore. Son contentissimo. S'egli ti brama, te lo darò.
Ahi! (respirando)
Sì, te lo darò, te lo darò.
(entra COLOMBINA)
COLOMBINA, ISABELLA e DOTTORE.
Poverino! Non ho cuore da vederlo penare.
Cosa c'è Colombina?
Vi è un povero giovinotto, che passeggia sotto le finestre di questa casa, e piange, e si dispera, e dà la testa per le muraglie.
Oimè! Chi è egli? Dimmelo.
È il povero signor Florindo.
Il mio bene, il mio cuore, l'anima mia. Signor padre, per carità.
Sì, cara figlia voglio consolarti. Presto, Colombina, chiamalo, e digli, ch'io gli voglio parlare.
Subito, non perdo tempo; quando si tratta di far servizio alla gioventù, mi consolo tutta.
Caro il mio caro padre, che mi vuol tanto bene.
Sei l'unico frutto dell'amor mio.
Me lo darete per marito?
Te lo darò, te lo darò.
Ma vi è una difficoltà.
E quale?
Il padre di Florindo non si contenterà.
No? Per qual ragione?
Perché anche il buon vecchio è innamorato di me.
Lo so, lo so, ma non importa; rimedieremo anche a questo.
(entra FLORINDO)
FLORINDO, e detti
Ecco, eccolo, che muore dalla consolazione.
(Benedetti quegli occhi; mi fanno tutta sudare).
Signor Dottore, perdoni, incorraggito da Colombina... perché se la signora Isabella... Ma anzi il suo signor padre... Compatisca, non so che cosa mi dica.
Intendo, intendo; siete innamorato della mia figliuola, e la vorreste per moglie, non è così?
Altro non desidero.
Ma sento a dire, che vostro padre abbia delle pretensioni ridicole.
Il padre è rivale del figlio.
Dunque non si ha da perder tempo. Bisogna levargli la speranza di poterla ottenere.
Ma come?
Dando immediatamente la mano a Isabella.
Questa è una cosa, che mi rallegra.
Questa è una cosa, che mi consola.
Questa è una cosa, che mi fa crepar dall'invidia.
Animo dunque, che si conchiuda, datevi la mano.
Eccola, unita al mio cuore.
Eccola, in testimonio della mia fede.
Oh cari! Oh che bella cosa! Mi sento venir l'acqua in bocca.
(entra PANTALONE)
PANTALONE, e detti
Com'èla? Coss'è sto negozio?
Signor Pantalone, benché non vi siete degnato di parlar meco, ho rilevata la vostra intenzione, ed io ciecamente l'ho secondata.
Come? Intenzion de cossa?
Ditemi di grazia; non avete voi desiderato, che mia figlia fosse sposa del signor Florindo?
No xè vero gnente.
Avete pur detto a lei di volerla maritare in casa vostra.
Sior sì, ma no co mio fio.
Dunque con chi?
Con mi, con mi.
Non credeva mai, che in questa età vi sorprendesse una simile malinconia. Compatitemi, ho equivocato; ma questo equivoco ha prodotto il matrimonio di vostro figlio con Isabella, mia figlia.
No sarà mai vero, no l'accorderò mai.
Anzi sarà senz'altro. Se non l'accordate voi, l'accordo io. Voi, e vostro figlio avete fatto all'amore con la mia figliuola; dunque o il padre, o il figlio l'aveva a sposare. Per me, tanto m'era uno, quanto l'altro. Ma siccome il figlio è più giovine, è più lesto di gamba, egli è arrivato prima, e voi, che siete vecchio, non avete potuto finir la corsa, e siete rimasto a mezza strada.
È il solito de' vecchi: dopo quattro passi bisogna che si riposino.
Ve digo, che questa la xè una baronada, che un pare, non ha da far el mezzan alla putta, per trappolar el fio d'un galantomo, d'un omo d'onor.
Via, signor padre, non andate in collera. (a Pantalone)
E un galantuomo, un uomo d'onore, non ha da sedurre la figlia di un buon amico, contro le leggi dell'ospitalità, e della buona amicizia.
Per amor del Cielo, non vi alterate. (al Dottore)
So, che non vorreste, che vostro figlio si ammogliasse, perché voi siete innamorato della mia figliuola, ma questa vostra debolezza fa torto al vostro carattere, alla vostra età. Isabella non si sarebbe mai persuasa di sposar voi; dunque era inutile il vostro amore, ed è un atto di giustizia, che contentiate il vostro figlio; e se amate Isabella, farete un'azione eroica, da uomo onesto, da uomo savio, e prudente a cederla a una persona che la renderà felice e contenta, e avrete voi la consolazione di essere stato la causa della sua più vera felicità.
Sì ben, son un galantomo, son un omo d'onor, voggio ben a sta puta, e voggio far un sforzo per demostrarghe l'amor che ghe porto. Florindo sposerà vostra fia, ma perché vostra fia l'ho vardada con qualche passion, e no me la posso desmentegar, no voggio metterme a rischio, avendola in casa, de viver continuamente all'inferno. Florindo, fio mio, el Cielo te benediga. Sposa siora Isabella, che la lo merita, e resta in casa con ela, e co so sior pare, fina che vivo mi, e te passerò un onesto e comodo trattamento. Niora, za che no m'avè volesto ben a mi, voggiè ben a mio fio. Trattèlo con amor, e con carità, e compatì le debolezze de un povero vecchio, orbà più dal vostro merito, che dalle vostre bellezze. Dottor caro, vegnì da mi, che metteremo in carta ogni cossa. Se ve bisogna robba, bezzi, son qua. Spenderò, farò tutto, ma in sta casa no ghe vegno mai più. Oimè! gh'ho el cuor ingropà me sento, che no posso più. (parte)
Povero padre mi fa pietà.