Caro Florindo, mi fate torto se dubitate della mia fede. Mio padre non arriverà mai a disporre della mia mano.

Non mi fa temer vostro padre, ma il mio. Può darsi che il signor Dottore, amandovi teneramente, non voglia la vostra rovina; ma l'amore, che ha per voi mio padre, mi mette in angoscia, e non ho cuore per dichiararmi ad esso rivale.

Mi credete voi tanto sciocca, che voglia consentire alle nozze del signor Pantalone? Ho detto che sarò sposa in casa Bisognosi ma fra me intesi del figliuolo, e non del padre.

Eppure egli si lusingava di possedervi, e guai a me, se discoprisse la nostra corrispondenza.

Terrò celato il mio amore fino a tanto, che dal mio silenzio mi venga minacciata la vostra perdita.

Addio, mia cara, conservatemi la vostra fede.

E mi lasciate sì tosto?

Se il vostro genitore vi sorprende, sarà svelato ogni arcano.

Egli non viene a casa per ora.

Entra PANTALONE

(di dentro)O de casa; se pol vegnìr?

Oimè. mio padre.

Nascondetevi in quella camera.

Verrà a parlarvi d'amore.

Lo seconderò per non dar sospetto.

Secondatelo fino a certo segno.

Presto, presto, partite.

Oh amor fatale, che mi obbliga ad essere geloso di mio padre medesimo! (si ritira)

Gh'è nissun? Se pol vegnìr?

Venga, venga, signor Pantalone.

Siora Isabella, patrona reverita. Xèla sola?

Sì, signore, son sola. Mio padre è fuori di casa.

Se contentela, che me ferma un pochetto con ela, o vorla, che vaga via?

Ella è il padrone di andare, e di stare, a suo piacere.

Grazie, la mia cara fia. Benedetta quella bocchetta, che dise quele bele parole.

Mi fa ridere, signor Pantalone.

Cuor allegro el Ciel l'aiuta. Gh'ho gusto, che ridè, che stè alegra, e quando ve vedo de bona vogia, sento propriamente, che el cuor me bagola.

M'imagino che sarà venuto per ritrovare mio padre.

No, colonna mia, no speranza mia, che no son vegnù per el papà, son vegnù per la tata.

E chi è questa tata?

Ah furbetta! Ah ladra de sto cuor! Lo savè, che spasemo, che muoro per vu?

Vi sono molto tenuta del vostro amore.

Ale curte. Za che semo soli, e nissun ne sente, ve contenteu, ve degneu, de compagnarve in matrimonio con mi?

Signore, bisognerà parlarne a mio padre.

Vostro sior pare xè mio bon amigo, e spero che nol me dirà de no. Ma vorave sentir da vu le mie care viscere, do parole, che consolasse el mio povero cuor. Vorrave, che vu me disessi: Sior sì; sior Pantalon lo torò, ghe voggio tutto el mio ben; sibben, che l'è vecchio, el me piase tanto; se me disè cusì, me fè andar in bruo de lasagne.

Io queste cose non le so dire.

Disè, fia mia, aveu mai fatto l'amor?

Non, signore, mai.

No savè, come che se fazza a far l'amor?

Non lo so, in verità.

Ve l'insegnerò mi, cara; ve l'insegnerò mi.

Queste non mi paiono cose per la sua età.

Amor no porta respetto a nissun. Tanto el ferisce i zoveni, quanto i vecchi; e tanto i vecchi, quanto i zoveni bisogna compatirli co i xè innamorai.

Dunque avrete compassione ancora a me, se sono innamorato.

Come? Qua ti xè?

Sì; signore, son qui per quella stessa cagione, che fa qui essere voi.

Confesso el vero, che tremo dala colera, e dal rossor vedendo in fazza de mio fio scoverte le mie debolezze. Xè granda la temerità da comparirme davanti in t'una congiuntura tanto pericolosa, ma sta sorpresa, sto scoprimento, servirà de fren ai to dessegni, e alle mie passion. Per remediar al mal esempio, che t'ho dà in sta occasion, sappi che me condanno da mi medesimo, che confesso esser stà tropo debole, tropo facile, tropo matto. Se ho dito, che i vecchi, e i zoveni che s'innamora, merita compatimento, l'è stà un trasporto dell'amorosapassion. Per altro i vecchi, che gh'ha fioi, no i s'ha da innamorar con pregiudizio della so famegia. I fioi, che gh'ha pare, no i s'ha da incapriziar senza el consenso de quello, che li ha messi al mondo. Onde fora tutti do desta casa. Mi per elezion, ti per obbedienza. Mi per remediar al scandalo, che t'ho dà: ti per imparar a viver con cautela, con più giudizio, e con più respetto a to pare.

Ma, signore...

Animo, digo, fora subito de sta casa.

Permettetemi...

Obedissi, o te trarrò zoso della scala con le mie man.

(Maledettissima gelosia, che mi rendesti impaziente). (parte)

Siora Isabella, no so cossa dir. V'ho volesto ben, ve ne vogio ancora, e ve ne vorrò. Ma un momento solo ha deciso de vu, e de mi. De vu, che no sarè più tormentada da sto povero vecchio; de mi, che morirò quanto prima, sacrificando la vita al mio decoro, alla mia estimazion. (esce)

Oimè! Qual gelo mi ricerca le vene? In qual'agitazione si ritrova il mio core? (Dite piano, che la parte la so). (verso Agnese) Florindo, scoperto dal padre, non verrà più in mia casa, non sarà più mio sposo? Ahi, che il dolore mi uccide. Ahi, che l'affanno... (Suggerite, che non me ne ricordo) Ahi che l'affanno m'opprime, Infelice Isabella, e potrai vivere senza il tuo diletto Florindo? E soffrirai questa dolorosa... Zitto. (ad Agnese) Questa dolorosa separazione? Ah no. A costo di perder tutto, a costo di perigli, e di morte, voglio andare in traccia dell'idol mio, voglio superare l'avverso... l'avverso fato... E voglio far conoscere al mondo...l’amore mio infinito. (esce)