Ripetiamo il comunicato. Ripetiamo le ultime notizie. SIAMO IN PACE, E STATO FIRMATO L'ACCORDO. LA GUERRA È FINITA. LA GUERRA TRA TOMIS E COSTANZA È TERMINATA. È TEMPO DI RICONCILIAZIONE E DI RICOSTRUZIONE.

Levana, la pace. Avevi ragione tu, Levana. È finita, finita, finita. La guerra è finita. Possiamo andarcene.

Andarcene? Hai detto, andarcene?

Si. Andarcene. Finalmente possiamo andarcene. Vent'anni, Levana. Avevi promesso di venire con me. In città. A cominciare una nuova vita. Me lo avevi promesso.

No, tu avevi promesso. Mi avevi promesso che lo avremmo aspettato. Il patto era costruire la sua stanza in attesa che torni.

Possiamo dargli una stanza vera, in città. Gli lasciamo un messaggio in cui gli diciamo dove può trovarci. Metti che ci stia aspettando da qualche parte, che si aspetti che andiamo a cercarlo?

Lo aspettiamo qui. Era questo il nostro patto.

Sentiamo un rumore indistinto, come quello di un motore, che proviene da fuori e da lontano, che si trasforma in un chiaro rumore di sega a motore.

Senti, tu sei nata in un posto come questo e ci sei vissuta per tutta la vita, ma io no, sono cresciuto in città e ho bisogno di respirare l'aria di città.

Sssh.

Non azzittirmi.

Ascolta!

No. Non ne posso più di questo posto. C'è la pace, maledizione!

Ora è come se qualcuno stesse segando la baita per entrare, poi un crack fragoroso. Crolla una grossa parte della parete di fondo scena. La parte centrale, quella su cui era appesa il ritratto del bambino. Attraverso il buco - che è più largo di una porta - entra una guardia. Un uomo gigantesco in divisa militare. Indossa occhiali protettivi, un berretto militare calato sulla fronte. Sembra camuffato. In una mano tiene un grosso martello, nell'altra due paletti e il capo di un nastro o corda di plastica gialli che si trascina da fuori. Attraverso il buco riusciamo a intravedere il paesaggio desolato. Atom e Levana, terrorizzati, si nascondono sotto il letto. La guardia avanza, tirandosi dietro il nastro che si srotola. Si ferma ai piedi del letto, prende uno dei due paletti e col martello lo conficca con violenza nel pavimento. Poi annoda il nastro che è teso perché è legato, a sua volta, a un altro paletto all'esterno che però non vediamo. Sale sul letto con gli stivali, misura il letto, srotola dell'altro nastro, il cui bandolo è in tasca, percorre tutta la lunghezza del letto, oltre la testata, e conficca il secondo paletto nel pavimento non lontano da dove Levana e Atom sono rannicchiati e lega il nastro. Ora il nastro traccia una linea che divide la stanza esattamente in due. La guardia annuisce soddisfatta. Sembra posseduta da un'energia frenetica.

Atom Roma! (Atom esce a quattro zampe da sotto il letto, ma Levana lo ferma. Esce prima lei) Ho detto Atom Roma!

Levana esce dalla sua parte, si alza e vede il disastro attorno a lei. Anche Atom dà un'occhiata ma senza alzarsi.

Cosa sta... ? Come si permette di entrare a questo modo e...?

Lei non è Atom Roma!

Scenda giù dal letto con quegli stivali sporchi. In questa casa è vietato l'ingresso ai militari. Atom. Diglielo tu. Fai qualcosa. Noi dipendiamo sia da Tomis che da Costanza...

Atom? Atom? Lui è Atom Roma? Lei è Atom Roma? Atom Roma nato a Tomis, cittadino di Tomis?

Si.

Atom Roma... da quella parte! A Tomis!

Io non...

Lei si trova illegalmente a Costanza. Deve rimpatriare. SUBITO!

Qui siamo a Tomis. Costanza è dall'altra parte, dall'altra parte del fiume.

Sta per caso dicendomi che non sono capace di misurare? Che la Commissione di Demarcazione non è capace di misurare? Costanza è qui e Tomis è qui. Qui. Atom Roma, qui. A Tomis. Quale delegato delle autorità in carica informo il cittadino Atom Roma che ogni sua resistenza verrà considerata una ribellione e pertanto sarà giudicato dal tribunale militare. Chiaro?

Il tribunale militare? Che sciocchezza è questa?

Lei! Come si chiama?

No, no, no. Come si chiama, LEI? Stenderò immediatamente un esposto al comando militare.

Lei è Levana Julak? (La guardia consulta un foglio di carta). Levana Julak. Si, certo. Solo io riesco a ficcarmi in questi pasticci. Me l'avevano detto di scegliermi un'altra baita, ma io no, non do retta a nessuno, non solo ma ho anche detto che ce l'avrei fatta benissimo, che avrei fatto piazza pulita in quattro e quattro otto, ci penso io a quell' Atom Roma e a quella Levana Julak, ho detto, per quanto pericolosi possano essere. Ed eccola qui. Un disastro. Che frigna per un paio di stivali sporchi quando noi ci diamo da fare per costituire la pace. Pace, serenità e civiltà. Regole e ordinamenti. Che pretende diritti nonostante viva nell'illegalità. Proprio come mi avevano detto. Levana Julak? È lei Levana Julak, profuga di Costanza che risiede illegalmente nel sovrano territorio di Tomis?

Ho il certificato di residenza. Sono sposata con un cittadino di Tomis e ho vissuto qui per oltre trent'anni.

Levana Julak? Vada di là. A Costanza.

Deve esserci un malinteso. Senta, noi...

Levana Julak non vorrà che la deporti su due piedi? Non glielo consiglio, dia retta a me! (Lei non gli ri- sponde. La guardia salta sul letto e dà una martellata violenta al paletto che si trova a capo del letto) Levana Julak! Da quella parte. (Levana si avvia, con molta dignità, verso il «confine» e fissa la guardia che la sta aspettando. La guardia la fa passare e si mette a parlare con Atom quasi confidenzialmente) Lungo tutto il confine una marea di riconciliazioni lacrimose, gente che bacia la terra natia, ma non lei, non Levana Julak. (Levana si avvia verso il letto e si siede dalla sua parte). Non vedo nessuno dei suoi familiari, nemmeno un parente, nessuno che sia corso ad accoglierla. Sarà perché è sempre stata una piantagrane? È per questo? Eh, Levana Julak ? È per questo che ha paura di tornare nella sua terra natia? (Levana non dice niente, allunga la mano per toccare quella di Atom che è ancora sdraiato sul letto dalla sua parte) Cosa fa? Tenta già di rientrare clandestinamente?

La guardia le afferra la mano, e gliela rimette dalla sua parte, solleva il martello come se volesse colpirgliela.

No! No! Non aveva detto che era stata dichiarata la pace? Non pensa che abbiamo subito abbastanza violenza?

La guardia lascia libera Levana.

Vuole andare a trovare quel uomo? Vuole recarsi a Tomis? Le occorre un visto.

Ma è ridicolo. Un visto? Per andare dal proprio marito?

Ridicolo. Un visto per cucinare per mio marito? In casa mia?

Vuole cucinare? Allora le occorrerà anche il permesso di lavoro. Ho qui tutti i formulari. Le ci vorranno... vediamo un po'... una quindicina di giorni.

Quindici giorni?

Magari quattordici. A meno che non glielo rilascino direttamente alla frontiera. Io sono autorizzato a rilasciare permessi di transito. Articolo 28, comma 97, del trattato di armistizio. Quindi se deve ritornare a Tomis, per prendere la sua roba piuttosto che per una gara sportiva o altro, posso rilasciarglielo io il permesso. Posso concederle anche molte altre agevolazioni. Vedrà. Andremo perfettamente d'accordo. Se vi comportate bene, tutti e due.

Cosa significa trattato di armistizio, autorità in carica, cos'è questo Armistizio, questo Armistizio che continua a...?

Levana Julak vuole un permesso di transito? Si o no? L'ufficio visti non è mica aperto tutto il giorno. Chiu- diamo anche noi come gli uffici pubblici. Un'ora per la pausa pranzo e alle diciassette, stop. Chiudiamo i battenti. Non ci sono i soldi per gli straordinari. Perciò... (La guardia aspetta. Nessuno parla). E va bene, chiuderò l'ufficio.

Ottima idea. Chiuda e se ne ritorni a casa.

A casa?

Torna domani.

Aha! Lei crede, che siccome chiude l'ufficio visti, chiude anche la frontiera, l'ufficio immigrazioni, la dogana? Crede davvero che la dogana chiuda?

Io non ho detto niente.

Lo vede questo confine? Non dorme mai. Rimane sempre vigile per tenere divisa Tomis da Costanza. Cosi non ci saranno mai mai mai più guerre. E mai più bambini uccisi, città distrutte, conflitti per l'acqua, i lavoratori di Costanza non ruberanno più il lavoro alla brava gente di Tomis, e gli uomini di Tomis non ruberanno più le brave donne di Costanza. lo non vado a casa. Non riduco il lavoro. Allora, Levana Julak, lo vuole questo visto? Si o no?

No. Non mi sottometterò a tutto questo!

Devo pisciare.

Come?

Devo pisciare.

Pensa davvero che le Autorità in carica abbiano il tempo di occuparsi dei bisogni dei cittadini, da questa o dall'altra parte della frontiera? Se deve pisciare, pisci.

Il gabinetto è dall'altra parte.

Dove?

Di là.

A Costanza?

Si, si, a Costanza. Faccia e dica tutto quello che vuole ma mi faccia pisciare. L'ho costruito io quel gabinetto, con le mie mani, il materiale ce lo hanno mandato da... che ci è costato l'equivalente di... quanti? Trenta cadaveri?

Minimo trentacinque.

Trentacinque cadaveri, ha sentito? Non vorrà che pisci sul suo confine? Però se vuole, ci piscio sopra.

È proibito pisciare, sul confine. Pensi quanti conflitti potrebbero nascere. È come bruciare la bandiera. È cosi che cominciano le guerre. C'è chi dice che questa guerra sia iniziata proprio cosi. Un migliaio di anni fa qualcuno ha pisciato su una statua, nella capitale di. .. Costanza? O era Tomis? E se lo sono legati al dito. La gente è cosi permalosa.

E allora mi faccia passare.

Documenti.

Sono dall'altra parte.

Dove?

Lì. A... a Costanza.

Peccato. Io non sono nemmeno certo della sua identità. Deve compilare il modulo 893-H per andare a prendersi i documenti.

Smettetela, smettetela, smettetela.

Levana va alla libreria che è piena di carte, fruga in una scatola di cartone, prende due fogli di carta, ne tiene uno per sé e l'altro lo passa ad Atom.

Questo è contrabbando!

I miei documenti.

(a Levana) Stia molto attenta, signora.

Vuole solo andare al gabinetto.

Lei è Atom Roma?

Si, certo. Lei è quello che...

Professione?

Mi sto pisciando addosso.

Professione?

Recupero cadaveri. Assieme a mia moglie. Li identifichiamo e poi li seppelliamo. Cosi quando la guerra, sarà finita le famiglie potranno venire a riprenderseli. È un servizio pubblico apprezzato da tutti.

E va bene, va bene. Le concedo un visto di transito. Valido cinque minuti. È vietato raccogliere pomodori, lattuga o quant'altro. Non è permesso lavare le stoviglie né costruire illegalmente. Chiaro? Non è un permesso premio. E un permesso solo per pisciare. (La guardia solleva il nastro giallo, Atom attraversa, va al gabinetto ed esce dal divisorio) Bene! Devo allontanarmi per due minuti. Torno subito, non si preoccupi. Tanto mi tocca tornare per accertarmi che quell'Atom Roma rimpatri. Lei, Levana Julak, se questo è davvero il suo nome, non si muova di qui.

La guardia esce dallo squarcio nel muro, Levana lo segue, sbircia fuori e, senza girarsi, parla sottovoce con Atom.

Atom! Atom, cosa facciamo?

Atom apre la porta del bagno e si affaccia senza uscire.

Scappiamo appena possibile. Andiamo a parlare con il comandante militare di Tomis o con l'ispettore... che è di turno, domani.

Non possiamo aspettare cosi tanto. Quest'uomo, questa guardia è matta.

Dobbiamo assecondarlo, fargli credere che siamo d'accordo con lui su tutto, fingere per poi... Sta tornando, sta tornando.

Com'è umiliante. Cos'è quell'affare?